Mettere in vendita beni su internet, farseli pagare prima e poi non consegnarli integra il reato di truffa aggravata dalla c.d. “minorata difesa”.
E’ il caso di un soggetto che ha posto in vendita in rete due pc, un IPAD, se li è fatti pagare prima e poi non li ha consegnati al l’acquirente.
La Cassazione (Sez. VI, 10.04.2017, n. 17937) ha ribadito il principio secondo cui l’aggravante della minorata difesa è configurabile quando si approfitti “di circostanze di tempo, luogo e di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa”.
In questo caso “le circostanze di luogo” non riguardano tanto il fatto ci si trovi on line quanto al fatto che il soggetto che acquista on line (il quale, solitamente, paga prima) si trova a distanza dal soggetto che pone in vendita e questa condizione è proprio – per usare le parole della Corte – “l’elemento che pone l’autore della truffa in una posizione di forza e di maggior favore rispetto alla vittima consentendogli di schermare la sua identità, di non sottoporre il prodotto venduto ad alcun controllo preventivo da parte dell’acquirente e di sottrarsi comodamente alle conseguenze dell’azione: vantaggi che non potrebbe sfruttare a suo favore, con altrettanta facilità, se la vendita avvenisse de visu”.
La truffa aggravata è procedibile d’ufficio e prevede la pena della reclusione da anni uno a anni cinque e della multa da €309 a €1.549.
Massimo Giordano – Ius 40
Massimo