Questo è l’interessante caso affrontato di recente dalla Sesta Sezione Civile della Cassazione, in una recente sentenza depositata il 28 settembre 2017.
In primo grado il padre aveva chiesto di modificare le condizioni di divorzio, nel senso di chiedere il collocamento della figlia maggiorenne ma non ancora economicamente autosufficiente presso di sé. La madre invero si era trasferita in altra casa con il nuovo compagno e la figlia non aveva voluto seguirla. Il padre quindi chiedeva che fosse revocata l’assegnazione della casa coniugale alla ex moglie e fosse invece assegnata a se medesimo, che l’avrebbe abitata con la figlia. La conflittualità fra madre e figlia infatti era molto elevata. Chiedeva anche, il padre, che fosse imposto un assegno quale contributo al mantenimento della figlia, in capo alla madre.
Il Tribunale aveva accolto il ricorso dell’ex marito.
La vicenda passava quindi sotto la disamina della Corte d’appello, perché la ex moglie presentava reclamo avverso il provvedimento del giudice di primo grado. Ma pure il reclamo veniva rigettato.
Infine, la vicenda giungeva in Cassazione, sotto la lente degli ermellini. I quali davano atto che “alla cessazione della convivenza tra genitore e figlio maggiorenne non economicamente autosufficiente, conseguente alla scelta del primo di cambiare residenza – rispetto a quella già costituente casa coniugale – consegue la revoca dell’assegnazione della casa coniugale per carenza dei relativi presupposti”. Nel caso specifico, come detto, la moglie già si era trasferita altrove.
Per cui ricorso rigettato e casa coniugale assegnata al padre, ora convivente con la figlia maggiorenne ma non autosufficiente che vuole vivere con lui, e sino al raggiungimento della indipendenza economica.
Monica Bombelli – IUS 40