A stabilirlo la sesta sezione civile della Corte di Cassazione nell’ordinanza depositata il 12 aprile 2018.
Questo il caso.
Due tizi fanno causa a Poste italiane al fine di ottenere il risarcimento di una somma di denaro che risultava bonficata on line a terzi e proveniente dal loro conto corrente. Peccato che non erano stati i due correntisti ad effettuare il bonifico. Erano stati truffati: avevano risposto ad una mail fraudolenta comunicando i propri codici personali. E’ il cosiddetto phishing.
In primo grado e anche in secondo grado, la loro domanda di risarcimento veniva rigettata. Scriveva infatti nella sentenza la Corte d’Appello, che i due correntisti si erano resi responsabili dell’accaduto proprio perché avevano tenuto un comportamento incauto, cioè aprire la mail e comunicare i codici personali. Il truffatore invero, appresi i codici, aveva potuto disporre on line il bonifico a proprio favore.
Si giungeva però in Cassazione. Che la pansava diversamente.
“Questa Corte ha già avuto modo di affermare – affermavano gli ermellini nella propria ordinanza – (…) che in tema di responsabilità della banca in caso di operazioni effettuate a mezzo di strumenti elettronici, anche al fine di garantire la fiducia degli utenti nella sicurezza sistema (il che rappresenta interesse degli stessi operatori), è del tutto ragionevole ricondurre nell’area del rischio professionale del prestatore di servizi a pagamento, prevedibile ed evitabile con appropriate misure destinate a verificare la riconducibilità delle operazioni alla volontà del cliente, la possibilità di una utilizzazione dei codici di accesso al sistema da parte di terzi, non attribuibile al dolo del titolare o a comportamenti incauti da non poter essere fronteggiata in anticipo”.
Il che significa che l’uso di codici di accesso da parte di terzi costituisce un rischio professionale dell’attività bancaria: la banca risponde del danno sofferto dal cliente fatta eccezione del caso in cui l’accaduto sia derivato dal dolo, cioè dalla volontà del titolare, o da comportamenti talmente incauti da non poter essere fronteggiati in anticipo.
Pertanto banca condannata a risarcire.
Avv. Monica Bombelli