Dopo la proposta del Ministro dell’Interno Matteo Salvini di voler effettuare un censimento della popolazione Rom che vive sul suolo italiano, una raffica di proteste, minacce di denunce ed invettive di vario tipo di sono levate, avente tutte gli stessi denominatori, ovvero la proposta a dire di questi “analisti” (più o meno titolati, più o meno autorevoli)sarebbe:
-discriminatoria e razzista;
– lesiva della privacy delle persone da censire
– anticostituzionale
– reminescenza di politiche totalitarie (fascista, nazista, con tanto di citazione del famoso aforisma attribuito erroneamente a Bertolt Brecht, “vennero a prendere gli zingari”.)
Cercherò di spiegare perché la proposta di censimento dei Rom è invece legittima,
costituzionale e aggiungo, sacrosanta.

Le origini del censimento

Il censimento periodico della popolazione è una pratica antichissima. Sembra che a Babilonia sin dalla fine del 4° millennio a.C. esistessero liste degli abitanti. In Egitto e in Cina all’inizio del 2° millennio a.C. si effettuavano periodicamente rilevazioni dei componenti delle famiglie e dei loro beni, finalizzate alla riscossione delle imposte e agli obblighi militari.
Nell’antica Roma fu il re Servio Tullio, nel 6° secolo a.C., a introdurre il censimento periodico di tutti i cittadini. La rilevazione, prevista ogni cinque anni, era affidata a una magistratura apposita, i censori. I censimenti continuarono anche in età imperiale. L’imperatore Augusto ne condusse tre (nel 28 e 8 a.C., e nel 14 d.C.).

I censimenti in Italia
Il primo Censimento della popolazione risale al 1861, anno di nascita del Regno d’Italia. Nella notte tra il 31 dicembre del 1861 e il 1° gennaio del 1862, a nove mesi dall’Unità d’Italia, gli italiani provano a contarsi e a tracciare la prima fotografia della popolazione, suddivisa per sesso, età e stato.
Gli ultimi due censimenti riportano in particolare due novità: quello del 2001 vede per la prima volta censiti anche gli edifici, mentre nel 2011 i dati vengono acquisiti anche tramite Internet.

Le fonti giuridiche del Censimento
Il Censimento permanente trova la sua fonte, a livello europeo, nel Regolamento (CE) 9 luglio 2008 n. 763/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, che ne ha disposto l’effettuazione da parte di tutti gli Stati membri e ne ha indicato le modalità di svolgimento, sottolineandone l’obbligatorietà, nonché nei tre Regolamenti di attuazione: Regolamento (CE) n. 2017/543 della Commissione del 22 Marzo 2017 che ha stabilito le specifiche tecniche delle variabili e delle loro classificazioni; Regolamento (CE) n. 2017/712 della Commissione del 20 Aprile 2017 che ha stabilito il programma dei dati e dei metadati; Regolamento (CE) n. 2017/881 della Commissione del 23 Maggio 2017 che ha stabilito le modalità e la struttura dei report sulla qualità e il formato tecnico per la trasmissione dei dati. A livello nazionale l’art. 1 commi da 227 a 237 della L. 27 dicembre 2017, n. 205 recante il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e Bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020 ha indetto, con un unico atto legislativo, il Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, i Censimenti economici permanenti delle imprese, delle istituzioni non profit e delle istituzioni pubbliche, il 7° Censimento generale dell’agricoltura e il Censimento permanente dell’agricoltura, regolamentandone i principali profili ed effetti giuridici.
Lo scopo del Censimento
Il Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni viene effettuato allo scopo di: a) assolvere agli obblighi di rilevazione stabiliti dal Regolamento (CE) n. 763/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 luglio 2008, relativo ai censimenti della popolazione e delle abitazioni e dai relativi Regolamenti di attuazione; b) produrre un quadro informativo statistico sulle principali caratteristiche strutturali della popolazione a livello nazionale, regionale e locale; c) determinare la popolazione legale nel territorio di ciascun Comune come previsto dalla Legge n.205 del 27 dicembre 2017, articolo 1, comma 236; d) fornire dati e informazioni utili all’aggiornamento e alla revisione delle anagrafi comunali della popolazione residente (art. 46 del D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223) e dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente, ANPR (art. 62 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell’amministrazione digitale); e) produrre informazioni sulla consistenza numerica delle abitazioni e sulle caratteristiche di quelle occupate.

È chiaro quindi che le finalità del censimento non siano soltanto di mera analisi statistica ma anche di determinazione della popolazione legale nel territorio di ciascun comune.

Quindi censire la popolazione Rom e’ discriminatorio?
Il censimento, si evince dalla lettura del dettato normativo che lo regola, ha come finalità anche “la determinazione della popolazione legale sul territorio italiano”.
Tale determinazione avviene tramite strumenti previsti dalla legge, come il censimento stesso, che di fatto si applicano a tutti i soggetti presenti legalmente sul territorio in Italia. Tutti i soggetti sono già registrati nelle anagrafi dei comuni proprio grazie al rilevamento dei dati di ciascuno di noi a partire dalla nostra nascita, è quindi un dovere per lo Stato monitorare, censire e registrare chiunque sia presente legalmente sul territorio italiano.
Ora, il problema sembrerebbe nascere dall’assunto che nessuno può essere censito ovvero registrato in base all’etnia di appartenenza, essendo l’origine di una popolazione un aspetto personalissimo ed inviolabile, come il sesso, la religione, l’appartenenza politica, sindacale, etc.
Questo sarebbe vero se l’intenzione della proposta di censimento determinasse la creazione di un registro accessibile a tutti nel quale un individuo potrebbe essere cercato ovvero individuato per la sua appartenenza etnica, e non ad esempio, tramite altro dati anagrafici.
Chiaro è che la finalità di un censimento non è la creazione di un data base pubblico nel quale chiunque possa accedervi, bensì la volontà dello Stato di monitorare e avere riscontro oggettivo, di soggetti che, in base al loro modus vivendi (comunità tendenzialmente nomadi che abitano in campi che dovrebbero essere formalmente registrati), vi è il rischio concreto che si sottraggano a logiche pubbliche di registrazione ed iscrizione nei pubblici registri.
In poche parole, chiunque viva in un campo Rom ovvero sia di etnia Rom ed è soggetto legalmente presente in Italia deve essere censito e registrato, la creazione di un censimento ad hoc per gli individui Rom è necessaria affinché nessuno si sottragga al monitoraggio della pubblica amministrazione nonché quelli presenti illegalmente sul territorio vadano espulsi.
La proposta è anticostituzionale?
La tesi che propende in tal senso contesta che Il censimento su base etnica dei rom è contrario innanzitutto all’articolo 3 della costituzione italiana che stabilisce: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Inoltre viola una serie di norme internazionali tra cui: l’articolo 9 del regolamento europeo sui dati personali (Gdpr), che stabilisce che è vietato “il trattamento di dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica”. La schedatura è contraria inoltre agli articoli 8 e 15 della Convenzione europea dei diritti umani (Cedu).

Tale tesi è debole, nella misura in cui ci si debba chiedere come il censimento possa in qualche modo creare disparità sociali, quando è vero l’esatto contrario, ovvero che tutti gli individui debbano essere soggetti alla legge in maniera uguale, e quindi anche alle stesse regole di registrazione dei propri dati personali in appositi registri.
Anche l’asserita violazione del Regolamento europeo sul trattamento dei dati personali appare poco sostenibile, nella misura in cui le finalità di un’eventuale censimento non andrebbero a violare le regole sulla raccolta, l’utilizzo e la diffusione di dati, il cui trattamento avrebbe tutele ex lege garantite, dalla tutela dell’ordine pubblico al rispetto delle leggi sull’immigrazione.
Avv. Riccardo Lanzo