A sottolineare l’importante principio è la Sesta Sezione Civile della Cassazione, la quale, nell’ordinanza 21688 del 27 aprile 2017, depositata il 19 settembre, si è trovata ad affrontare il caso di una madre che conveniva il padre in giudizio per chiedere che il medesimo fosse condannato al risarcimento dei danni per aver fatto mancare i mezzi di sussistenza in determinato arco di tempo. Nel giudizio l’ex marito si era difeso asserendo che le madre e le due figlie gli avevano fatto mancare l’affetto dovuto ad un padre.
La vicenda, passata attraverso il primo e poi il secondo grado, era approdata in Cassazione. Quivi il padre lamentava che egli non era venuto meno all’obbligo di pagamento all’ex coniuge dell’assegno destinate alle figlie, bensì si era limitato a “sospendere il proprio adempimento nel vano tentativo di indurre l’allora coniuge a non impedirgli di frequentare e vedere le sue figlie”.
Gli ermellini però non sono d’accordo.
Scrivono infatti nella motivazione dell’ordinanza che “in ogni caso non sarà superfluo ricordare che tra l’obbligo del coniuge separato di consentire la visita dei figli all’ex marito, e l’obbligo di quest’ultimo di corrispondere l’assegno di mantenimento, non vi è alcun sinallagma”, ovverosia, in altri termini, non c’è alcuna corrispettiva fra l’una prestazione e l’altra.
“Di talchè – prosegue la Suprema Corte – è arbitraria, e non idonea a far venire meno il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, la ‘sospensione’ del pagamento dell’assegno , adottata unilateralmente quale strumento di coazione indiretta per indurre l’ex coniuge al rispetto degli impegni concernenti la frequentazione dei figli”.
Quindi ricorso rigettato e obbligo a versare l’assegno di mantenimento.
Quivi ai aggiunge, solo per completezza, che il padre ha certamente diritto di vedere e frequentare i propri figli, ma i mezzi giuridici per tutelare tale diritto sono altri, primo fra tutti quello di rivolgersi al Giudice, ma non ‘farsi giustizia da sé’.
Monica Bombelli – IUS40