A dichiararlo, il Tribunale di Milano in una recente interessante sentenza del 13 marzo 2017.
Questo il caso.
Una madre, agendo sia nella sua qualità di madre che in quella di amministratore di sostegno del figlio disabile, chiamava in giudizio il padre del ragazzo per ottenere il rimborso delle spese sostenute per il figlio dalla nascita al momento del primo versamento e altresì per ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale patito dal ragazzo per la totale assenza della figura paterna.
Quanto alla prima domanda, il Tribunale rilevava che “l’obbligazione di mantenimento dei figli naturali del tutto parificati a quelli legittimi in quanto collegata allo status genitoriale, sorge con la nascita per il solo fatto di averli generati e persiste sino al conseguimento della loro indipendenza economica, con la conseguenza che nell’ipotesi in cui al momento della nascita, il figlio sia stato riconosciuto da uno solo dei genitori che abbia assunto l’onere esclusivo del mantenimento anche per la parte dell’altro genitore, egli ha diritto di regresso nei confronti dell’altro per la corrispondente quota, sulla base delle regole dettate dagli artt. 148 e 261 c.c. da interpretarsi alla luce del regime delle obbligazioni solidali ex art. 1299 c.c.”.Aggiungeva inoltre che “Va altresì considerato che il rimborso delle spese sostenute dal genitore che ha provveduto al mantenimento del figlio fin dalla nascita, anche se trova la sua fonte nell’obbligazione legale di mantenimento imputabile anche all’altro genitore, ha natura latu sensu indennitaria in quanto diretta ad indennizzare il genitore che ha riconosciuto il figlio per gli esborsi sostenuti da solo per il suo mantenimento”.
Atteso che la madre aveva sostenuto le spese per il mantenimento del figlio dalla nascita alla data del primo versamento, conseguentemente il padre veniva condannato a tale rifusione.
Particolarmente interessante però il disposto della sentenza in relazione alla seconda domanda, quella di risarcimento danni per assenza della figura paterna.
Scriveva invero il Tribunale: “Quanto infine alla domanda di risarcimento dei danni non patrimoniali per la privazione del rapporto genitoriale avanzata dalla madre di Davide, quale amministratrice di sostegno del figlio, occorre rilevare quanto segue. Costituisce premessa indispensabile l’ammissione della imprescindibile presenza di entrambe le figure parentali ai fini di una corretta, sana ed equilibrata maturazione del bambino soprattutto nelle prime fasi dello sviluppo umano. Nel caso di specie è risultato che il convenuto, pur avendo provveduto a riconoscere il figlio naturale, lo ha da sempre rifiutato non solo omettendo completamente di contribuire al suo mantenimento (…), ma soprattutto rifiutando di vederlo se non in due sole occasioni all’età di sei e dodici anni e di prendersi cura dello stesso, anche solo supportando la madre sulla quale è gravato in modo assorbente ed esclusivo il compito di educare, curare ed assistere il figlio gravemente disabile, senza con ciò voler riconoscere un obbligo giuridicamente coercibile del padre ad amare un figlio”. E proseguivano: “La violazione degli obblighi di assistenza morale, di educazione e di cura dei figli, ancor più significativa e pregnante nel caso in esame alla luce delle gravi disabilità di cui è affetto il giovane, rappresenta un illecito civile certamente riconducibile nelle previsioni dell’art. 2043 c.c.”.
Rilevato che nella fattispecie il ragazzo aveva patito l’assenza della figura paterna, il danno è stato ritenuto sussistente, sottolineandosi al riguardo come la famiglia, quale ambiente primario in cui i singoli si costruiscono come adulti e come persone, abbia tutela di rilevo costituzionale.
Danno infine liquidato in via equitativa, facendosi riferimento alle note tabelle milanesi.
Monica Bombelli – IUS 40