Ovviamente si ci riferisce al figlio minore o maggiore di età ma non economicamente autosufficiente.
A ricordarlo una recente sentenza della Sesta sezione civile della Cassazione, dell’8/5/2019 ma depositata il 10 ottobre 2018.
L’art. 148 del codice civile, nel prescrivere che entrambi i coniugi sono tenuti ad adempiere all’obbligazione di mantenimento dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo, “non detta un criterio automatico” per la determinazione dell’ammontare dei redditi dei due soggetti, ma prevede “un sistema più completo ed elastico di valutazione”.
In tale sistema si deve tener conto non solo dei redditi, bensì pure di ogni altra risorsa economica, ivi compreso il valore intrinseco di beni immobili, siano essi direttamente abitati o diversamente utilizzati, e, aggiunge la Corte, delle “capacità di svolgere un’attività professionale o domestica, e che si esprima sulla base di un’indagine comparativa delle condizioni – in tal senso intese – dei due obbligati”.
Quindi si guarda al patrimonio complessivo dei due coniugi, non solo al reddito, e alla capacità a svolgere attività professionale o casalinga.
Poi, nella determinazione dell’assegno, scrivono i giudici, deve tenersi conto “del fatto che il dovere di mantenere, istruire ed educare la prole, stabilito dall’art. 147 cod. civ., vincola i coniugi a far fronte ad una molteplicità di esigenze dei figli, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione – fino a quando l’età lo richieda – di una stabile organizzazione domestica, adeguata a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione”.
Oltre alle esigenze del figlio, deve tenersi conto pure del “tenore di vita dallo stesso goduto in costanza di convivenza”e i “tempi di permanenza” presso ciascun genitore e le “risorse economiche di entrambi i genitori”.
Il contributo di ciascun genitore, e quindi l’ammontare dell’assegno, deve tenere conto di tutto ciò e, poiché deve essere proporzionale, deve essere effettuata, in tale contesto, un’indagine comparativa fra i due genitori.
Avv. Monica Bombelli