A ribadirlo è la Sezione prima civile della Corte di Cassazione nell’ordinanza 24 ottobre – 10 dicembre 2018, n. 31902.
Chiamata a decidere su un provvedimento emesso dalla Corte d’appello del Tribunale dei minorenni, in relazione agli articoli 316 e 337 bis del codice civile, con riferimento all’esercizio della genitorialità, al regime di frequentazione e alla ripartizione delle spese per il mantenimento dei figli, la Corte ha precisato il principio.
Nella fattispecie, il padre si lamentava che la Corte d’appello aveva modificato la regolamentazione del diritto di visita paterno, riducendo il pernotto infrasettimanale presso il padre. La Cassazione, ritenendo il motivo inammissibile, ricorda espressamente che “il principio di bi genitorialità si traduce nel diritto di ciascun genitore ad essere presente in maniera significativa nella vita del figlio nel reciproco interesse, ma ciò non comporta l’applicazione di una proporzione matematica in termini di parità dei tempi di frequentazione del minore in quanto l’esercizio del diritto [di visita, ndr] deve essere armonizzato in concreto con le complessive esigenze di vita del figlio e dell’altro genitore”. E continuano: “In tema di affidamento dei figli minori, il giudizio prognostico che il giudice, nell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, deve operare circa la capacità dei genitori di crescere ed educare iol figlio nella nuova situazione determinata dalla disgregazione dell’unione, va formulato tenendo conto, in base ad elementi concreti, del modo con cui i genitori hanno precedentemente svolto i propri compiti, delle rispettive capacità di relazione affettiva, attenzione, comprensione, educazione e disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché della personalità del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell’ambiente sociale e familiare che è in grado di offrire al minore, fermo restando, in ogni caso, il rispetto del principio della bi genitorialità, da intendersi quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, i quali hanno il dovere di cooperare nella sua assistenza, educazione ed istruzione”.
Avv. Monica Bombelli