Assegno divorzile: contano anche le scelte di conduzione della vita familiare adottate e condivise in costanza di matrimonio, la durata del vincolo matrimoniale e l’età del richiedente in relazione alle effettive potenzialità professionali e reddituali valutabili alla conclusione della relazione coniugale.
Sezioni Unite, avanti tutta. Con la sentenza n. 18287 del 10 aprile 2018, depositata l11 luglio, la Cassazione ha fatto di nuovo il punto sulla difficile questione dell’assegno di divorzio.
Ha riconosciuto all’assegno di divorzio “una funzione assistenziale“ “che si compone di un contenuto perequativo-compensativo” e che conduce al riconoscimento “in concreto, di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare”:
Non si torna indietro all’assegno di divorzio quale mezzo per conseguire il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio – parametro questo che è stato per anni il metro per valutare l’assegno di divorzio -, ma non ci si ferma neppure ad indicare l’assegno di divorzio quale mezzo per arrivare all’autosufficienza o indipendenza economico – parametro questo di più recente affermazione, nella celeberrima sentenza n. 11504 del 2017.
La soluzione interpretativa adottata dalle Sezioni Unite parte “in primo luogo” dalla valutazione delle “condizioni economico-patrimoniali delle parti, da accertarsi anche utilizzando i poteri istruttori officiosi attribuiti espressamente al giudice della famiglia a questo specifico scopo”. Tale verifica va poi “causalmente collegata agli altri indicatori contenuti nella prima parte dell’art. 5, comma 6 [della legge sul divorzio, ndr] al fine di accertare se l’eventuale rilevante disparità della situazione economico-patrimoniale degli ex coniugi all’atto di scioglimento del vincolo sia dipendente dalle scelte di conduzione della vita familiare adottate e condivise in costanza di matrimonio, con il sacrificio delle aspettative professionali e reddituali di una delle parti in funzione dell’assunzione di un ruolo trainante endofamiliare, in relazione alla durata, fattore di cruciale importanza nella valutazione del contributo di ciascun coniuge alla formazione del patrimonio comune e/o del patrimonio dell’altro coniuge, oltre che delle effettive potenzialità professionali e reddituali valutabili alla conclusione della relazione matrimoniale, anche in relazione all’età del coniuge richiedente ed alla conformazione del mercato del lavoro”.
Ed ecco allora che l’assegno assume finalità perequativa ma anche compensativa, andando a risarcire anche “aspettative professionali ed economiche eventualmente sacrificate, in considerazione della durata del matrimonio e dell’età del richiedente”.
Avv. Monica Bombelli