A stabilirlo – fra i primi giudici ad affrontare il caso – il Tribunale di Pordenone nell’ordinanza 13 marzo 2019.
Questa la fattispecie. Due donne iniziano una relazione sentimentale nel 2013; in seguito, contraggono unione civile nel mese di dicembre 2016. Dopo cinque anni di convivenza, le due parti dell’unione civile interrompono la loro relazione sentimentale e decidono di interrompere l’unione civile. Vi è però disparità economica fra le due parti, disparità che peraltro è anche conseguenza della scelta di intraprendere la convivenza, atteso che una delle due parti, proprio per coltivare la relazione sentimentale, ha trasferito la propria residenza nel luogo di vita comune, subendone in conseguenza un pregiudizio di natura economica, in nome, appunto, della relazione sentimentale.
Scrive il giudice di Pordenone: “ritenuto del tutto improprio e non applicabile, neppure per analogia, un provvedimento che autorizzi le parti a vivere separate e sciolga la comunione delle unioniste (manca nella legge istitutiva delle unioni civili il richiamo all’art. 2 l. 55/15)”. E aggiunge: “appare opportuno applicare, anche per ragioni di pari trattamento, costituzionalmente orientato, all’assegno a seguito dello scioglimento dell’unione civile le medesime argomentazioni interpretative espresse dalla sezioni Unite con la nota sentenza n. 18287/2018 in tema di assegno divorzile”.
In sostanza, in caso di scioglimento dell’unione civile, per definire l’assegno si applica la normativa dell’assegno di divorzio così come interpretata dalla giurisprudenza, dove, come è noto, all’assegno divorzile è riconosciuta una funzione assistenziale e in pari misura compensativa e perequativa.
Nel caso di specie, è stato stabilitp il diritto ad un assegno di divorzio, in favore della parte più debole dell’unione.
Avv. Monica Bombelli